
La situazione in Valsusa sta chiaramente sfuggendo di mano.
La militarizzazione della valle, gli attacchi ai giornalisti, l’imposizione dell’opera alla popolazione, la violenza. Quante sono le cose sbagliate in Valsusa?
La politica deve avere il coraggio di tornare sui suoi passi, chiudendo il cantiere e fermando la militarizzazione della Valle, per riaprire il dialogo con i suoi abitanti. Il dialogo è ancora possibile. Ma deve essere un dialogo serio e franco, che analizzi quest’opera in tutti i suoi aspetti, senza forzature e senza dogmi.
Io credo che la TAV Torino-Lione sia un’opera inutile e dannosa. Ma non per questo non credo che sia possibile e necessario aprire un dialogo serio tra chi quel progetto lo vuole realizzare e chi, come me e come tanti, non è d’accordo.
Non trovo, solo per fare un esempio, un business plan che giustifichi quest’opera, che spieghi come mai sia necessaria e quali vantaggi strategici ed economici porterebbe all’Italia. Quando un’azienda investe in un progetto 100.000 euro si preoccupa di scrivere uno studio di fattibilità, un piano di ritorno degli investimenti e diversi altri documenti, per capire se ha senso investire in quel modo i suoi 100.000 euro ed essere sicura che non ci sia un modo migliore di spenderli. Per la TAV si spendono diversi miliardi di euro pubblici e si motiva l’investimento con dogmi tipo “è un’opera strategica”, “è un’opera che darà lavoro”, “è un’opera che toglierà l’Italia dall’isolamento”. Però i dogmi non spiegano, anzi coprono, questioni come il calo del transito merci negli ultimi 10 anni e il già marcato sottoutilizzo della linea ferroviaria. Questo per me vuol dire dialogo, confrontarsi punto per punto e senza preconcetti sul perchè dell’opera e sulle alternative, prima fra tutte la politica delle tante piccole opere. Queste non darebbero lavoro? non sarebbero strategiche per un Paese che ogni anno soccombe per il dissesto idrogeologico? Ognuno di noi un’idea ce l’ha, chi più documentata chi meno, ma la spesa pubblica non è una chiacchiera da bar, serve un dialogo serio che affronti nel dettaglio tutte le questioni e le obiezioni.
Dialogo. Con gli amministratori e con il movimento.
E’ l’unica risposta alla militarizzazione, alla violenza e ai dogmi.
Chi ha paura del dialogo?